Debunking

Vaccini Si o No? (si, decisamente SI)

In questi giorni a Genova sta circolando un volantino “informativo” sullo spinoso ma attualissimo tema delle vaccinazioni.

Pensiamo che si tratti di uno scherzo di cattivo gusto visti i numerosi errori presenti che potrebbero screditare la pratica vaccinale e minare la fiducia nei confronti di medici,  ricercatori e scienziati in generale.

Vediamo di analizzarlo  brevemente:

 

“perché rendere obbligatori 12 vaccini chimici e pericolosi”

Intanto, da nuovi aggiornamenti del DL, i vaccini obbligatori non saranno più 12 ma 10 (esavalente più tetravalente o trivalente più varicella). Secondariamente è stata inserito il termine “chimico” per spaventare e suscitare ulteriore diffidenza. Come ben sappiamo, infatti, tutto ciò che ci circonda è chimica. 

 

“con 27 dosi a partire dai 2 mesi fino ai 17 anni?”

il calcolo è errato. Si inizia a vaccinare dai 3 mesi e poi si segue il calendario vaccinale. Che non prevede affatto 27 dosi, ma i richiami dell’esavalente e le due dosi di MPRV. Potete controllare sul Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale a questo link. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_4669_listaFile_itemName_0_file.pdf

 

“per cosa facciamo correre seri pericoli a neonati, bambini e adolescenti sani?”

La vaccinazione è PREVENZIONE PRIMARIA. Deve essere somministrata a un individuo sano per avere effetto e deve essere diffusa nella popolazione PRIMA che qualunque tipo di epidemia abbia inizio. Altrimenti è inutile. E’ questo il principio della vaccinazione, la prevenzione, non la cura di una malattia. E tramite la prevenzione si evita che malattie debellate o limitate a pochi e rari casi, si ripresentino con maggiore frequenza.


Parliamo ora dell’Esavalente

 

“Difterite: è scomparsa dall’europa da 40 anni. è una malattia legata all’acqua inquinata e alla denutrizione”.

FALSO. Ci sono stati casi in Belgio, Spagna e Italia negli ultimi 3 anni.  Nessuna grave conseguenza grazie alla copertura della maggior parte della popolazione. I pazienti provenivano da paesi nei quali la malattia è ancora presente con focolai attivi. P.s. le malattie non guardano i confini geografici http://www.epicentro.iss.it/problemi/difterite/DifteriteItalia2017.asp

 

“Poliomielite: è stata eradicata dall’europa da 30 anni. Gli ultimi casi sono tutti collegati alla vaccinazione”

Vero, l’ultimo caso in Italia è del 1982, più di 30 anni fa e in Europa non esistono casi da virus “selvaggio” dal 2002.

Esistono casi di poliomielite “causata” da vaccino, è vero. Bisogna però specificare che esistono due tipi di vaccino per la poliomielite, uno da somministrare per via orale, contenente virus vivo attenuato (Sabin) e uno iniettabile con virus inattivato (Salk). Il vaccino di Sabin, somministrato fino ad anni recenti anche in Italia, ha permesso di eradicare la poliomielite in Europa ed è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nella sua campagna di eradicazione della malattia a livello mondiale. L’obiettivo dell’Oms è infatti quello di eliminare completamente la presenza della malattia, seguendo il successo ottenuto con il vaiolo nel 1980. In Italia, per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato.

Il vaccino di Sabin, però, può anche causare la malattia, in particolari condizioni di bassa copertura vaccinale e precarie condizioni di vita (Ucraina e Siria). Si tratta, comunque, di casi estremi http://www.corriere.it/cronache/17_giugno_21/siria-epidemia-poliomielite-bambini-paralizzati-3d426e68-5651-11e7-a35b-7a875278503a.shtml .

http://www.epicentro.iss.it/problemi/polio/epid.asp

 

“Tetano: è una malattia rara, non contagiosa e non infantile: nessun caso prima dei 18 anni”

FALSO. Il tetano non è una malattia contagiosa ma è infettiva. L’infezione avviene in caso di contaminazione di ferite aperte con materiale contenente il batterio (terra). Un bambino che gioca e si ferisce è, ahimè, un ottimo esempio.

Non è affatto rara, visti i numerosi casi ogni anno. Ultimo, un bambino poche settimane fa, ovviamente non vaccinato. https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/06/28/oristano-bambino-ricoverato-tetano-non-vaccinato/

http://www.epicentro.iss.it/problemi/tetano/EpidItalia.asp

 

“Haemophilus Influenziae VIRUS: ultrararo e benigno, vaccinazione del tutto ingiustificata. Non esistono neanche dati statistici”

L’haemophilus influenziae NON è un Virus. Non è il virus dell’Influenza ma, piuttosto, l’agente eziologico di meningite più comune in era pre-vaccino. Riporto dal sito Epicentro

“Haemophilus influenzae b (emofilo o Hi) era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione con l’uso del vaccino esavalente i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. In passato il tipo più comune era l’Haemophilus influenza b (verso il quale è diretto il vaccino), mentre oggi sono più frequenti quelli non prevenibili con vaccinazione. In caso di meningite da Hi, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti.” http://www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/meningite.asp

I dati statistici, poi, ci sono eccome, basta sapere dove cercarli:  http://www.vaccinarsi.org/malattie-prevenibili/malattie-invasive-hib.html

http://www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/wkshpdancona/web_Cerquetti_workshop_MIB_2012.pdf

 

“Epatite B: non è una malattia infantile, è una malattia rara. Il vaccino è obbligatorio al 1991 per la corruzione del Ministro De Lorenzo e del Direttore Generale della Sanità Poggiolini”

Parlare di “malattia rara” è un insulto a chi una malattia rara davvero ce l’ha. Comunque: l’Epatite B è anche una malattia infantile e, anzi, proprio bambini e over 65 sono i più a rischio.
Per quanto riguarda la questione “tangenti” riporto da MedBunker: “L’ex ministro De Lorenzo fu condannato per aver chiesto ad aziende farmaceutiche, di versare soldi nelle casse del proprio partito, in cambio di una revisione dei prezzi di alcuni farmaci. Uno scandalo epocale nel quale però l’obbligatorietà del vaccino non c’entra niente (e quest’obbligo fu deciso da una legge discussa dal 1988) ed è una bugia ripetuta tante di quelle volte che ormai per molti è (falsa) verità. Ma pur ammettendo la corruzione di De Lorenzo, cosa c’entra questo con l’utilità o l’efficacia di un vaccino?”

http://medbunker.blogspot.it/2017/06/bad-medicine-come-inventarsi-tutto-pur.html

“Pertosse: il vaccino non protegge dalla malattia. E’ il vaccino per cui sono stati documentati i maggiori danni neurologici. Il vaccino pertosse tetano difterite è molto pericoloso ed è senza giustificazione scientifica somministrato alle donne in gravidanza”

Nuovamente FALSO. Il vaccino protegge dalla malattia anche se il decadimento dell’immunità (in caso di non richiami mancati) fa si che gli adolescenti e gli adulti rappresentino una fonte di infezione per i non vaccinati ed i neonati che non hanno completato il ciclo primario. Inoltre, la pertosse è probabilmente sottostimata negli adolescenti e nei giovani adulti a causa del quadro clinico atipico che si presenta in questi soggetti e dello scarso ricorso alla conferma di laboratorio.

Pertanto il reale impatto della pertosse nella popolazione è difficilmente valutabile e scarsamente percepito dalla popolazione e dagli operatori sanitari.

La giustificazione scientifica che impone la vaccinazione anche in gravidanza è il fatto che per la pertosse la madre non trasmette immunità al figlio e, conseguentemente, dalla nascita ai 3 mesi (età della prima vaccinazione), il bimbo risulta suscettibile alla pertosse. La strategia da utilizzare è allora quella del cosiddetto “cocooning”, ovvero vaccinare tutti i membri della famiglia o le persone che potrebbero contagiare il bambino, madre, in gravidanza, compresa.
http://www.epicentro.iss.it/problemi/pertosse/pdf/Pertosse_2014.pdf

Per quanto riguarda i “danni neurologici”, il vaccino incriminato (per presunti danni) era la versione precedente a quello in uso oggi. Lo spiega bene Wikipedia (con le dovute fonti) https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino_della_pertosse

Nel gennaio 1974 venne pubblicato un articolo su una serie di casi di bambini inglesi che secondo gli autori avevano sofferto di gravi complicazioni neurologiche causate dal vaccino contro la pertosse[4]. L’articolo provocò grande clamore in Gran Bretagna e diede origine ad una serie di discussioni sulla sicurezza del vaccino a cellule intere (che allora veniva utilizzato per la vaccinazione).

Numerosi studi volti a stabilire la sicurezza del vaccino antipertosse si sono susseguiti. Alla luce di una rianalisi dei dati, lo stesso studio inglese – sebbene suggerisse un modesto aumento degli eventi neurologici a breve distanza dalla vaccinazione – dimostrava una riduzione degli stessi nel periodo successivo[5]. In un noto editoriale pubblicato nel 1990, il noto pediatra Jim Cherry concludeva che era necessaria l’introduzione di nuovi vaccini, ma non a causa della possibile associazione con l’encefalopatia, quanto piuttosto per ridurre una serie di effetti collaterali relativamente frequenti anche se non gravi, come la febbre, il pianto persistente, e gli episodi di ipotonia[6].

Nel 1993 l’Institute of Medicine concluse, dopo una revisione della letteratura disponibile, che le evidenze disponibili erano insufficienti a indicare la presenza o l’assenza di una relazione causale tra il vaccino antipertosse a cellule intere e l’encefalopatia[7].

In uno studio retrospettivo del 2006 condotto negli Stati Uniti, furono analizzati 452 casi di bambini con encefalopatia: la loro storia vaccinale fu confrontata con quella di bambini sani della stessa età e provenienza, e fu rilevato che i bambini con encefalopatia non avevano ricevuto più spesso il vaccino antimorbillo o antipertosse rispetto ai controlli sani.[8]


Anche per Meningococco B e C e Tetravalente sono state scritte un mucchio di sciocchezze, dettate da ignoranza e malafede.
La più grande riguarda l’inutilità del vaccino per il Morbillo (per il quale sono necessari due inoculi) e la correlazione tra MPR e autismo. Non ci stancheremo MAI di ripeterlo: non esiste nessuna correlazione di tipo causale tra vaccinazioni e autismo.
In compenso esiste una correlazione tra diminuzione della copertura vaccinale per il morbillo e aumento dei casi. Ad oggi, 11 Luglio, ci sono stati dall’inizio dell’anno ben 3346 casi con 2 decessi correlati di bambini immunocompromessi che avrebbero potuto evitare il contagio con una maggiore copertura vaccinale (anche personale in questo caso http://www.lastampa.it/2017/06/28/italia/cronache/roma-bambina-di-anni-morta-per-morbillo-non-era-vaccinata-43CH1OD9V4l7sRK2muIfwI/pagina.html ) .

http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/Infografica2017.asp

E’ semplicemente criminale la disinformazione che viene fatta sull’argomento.

Speriamo così di aver chiarito almeno qualche dubbio.

Per chi volesse approfondire l’argomento ricordiamo che è attiva la mail del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Genova: prevenzione@dissal.unige.it

Seguiteci anche sulla nostra pagina Facebook 
Qui un approfondimento con le domande raccolte durante l’evento “Chi ha paura dei Vaccini?”

AGGIORNAMENTO

Abbiamo recuperato anche le altre parti dell’opuscolo informativo diffuso durante la manifestazione “free Vax”.

“Le Malattie infettive infantili sono rare e innocue”

RARE E INNOCUE? Visti i quasi 3500 casi di morbillo in Italia e i 3 decessi degli ultimi 6 mesi… beh, non ci pare che sia così. In Romania per il Morbillo ci sono stati  ben 31 decessi, per la maggior parte bambini.  http://www.repubblica.it/salute/2017/07/11/news/oms_nell_ultimo_anno_35_morti_per_morbillo_tragedia_inaccettabile_in_romania_31_vittime_le_altre_in_italia_portogallo-170568828/ 

La seconda parte del volantino mostra invece questo grafico che indica i decessi delle varie malattie infettive, diminuiti nel tempo “indipendentemente” dall’uso del vaccino ma grazie a migliori condizioni igieniche e di vita.
Di sicuro un miglioramento delle condizioni di vita e un perfezionamento della scienza medica hanno influito moltissimo sulla mortalità di TUTTE le malattie (non solo quelle infettive), ma analizzare solo i decessi non è una analisi completa. Devono essere considerati, infatti, i CASI in relazione alla somministrazione della vaccinazione.

Di questo tema ne abbiamo parlato anche durante il nostro evento “Chi ha paura dei vaccini?” e, sulla nostra pagina facebook, abbiamo dato questa risposta:

“Una delle domande che ci è stata fatta tramite mail riguarda l’effettivo ruolo del miglioramento delle condizioni igieniche e, in generale delle condizioni di vita, come unico responsabile della scomparsa di alcune malattie infettive e la diminuzione di altre.
Diciamo subito che una corretta igiene e pratiche come il semplice “lavaggio delle mani” sono state fondamentali per la diminuzione dei contagi e sono, tutt’oggi, da insegnare a bambini e adulti (che sono i primi ad ignorare queste pratiche igieniche).

Ma questo non basta.

Una risposta molto completa a questa domanda possiamo trovarla nella pubblicazione “Vaccinazioni: Le domande difficili” disponibile sul web e realizzato dal dr Franco Giovanetti (Dirigente medico Dipartimento di Prevenzione ASL CN2 Alba Bra Regione Piemonte) e dal dr Giovanni Ara

“Alcuni pensano che le attuali elevate condizioni di nutrizione e di igiene della nostra popolazione e, più in generale, dei Paesi sviluppati, di per sé costituiscano un ostacolo alla diffusione delle malattie infettive o al manifestarsi delle complicazioni che a queste malattie possono far seguito. C’è chi ritiene che la scomparsa di malattie come la poliomielite o la difterite nei Paesi sviluppati non sia dovuta alla vaccinazione, ma alle migliorate condizioni di vita. Questa tesi resiste alla prova dei fatti? La risposta è NO.

Naturalmente le migliorate condizioni di vita possono, insieme a fattori demografici (famiglie meno numerose, diminuzione della natalità), spiegare solo in parte la scomparsa o la diminuzione di alcune malattie in Occidente.

Le cose in realtà non sono così semplici come a volte vengono raccontate.

Se andiamo a leggere la storia della poliomielite, troviamo un’informazione che può sembrare sorprendente: la diffusione della polio è stata addirittura favorita dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Prima del ventesimo secolo, quasi tutti i bambini andavano incontro all’infezione da virus polio nei primi mesi di vita; in quel periodo erano ancora protetti dagli anticorpi materni trasmessi durante la gravidanza attraverso la placenta e di conseguenza non sviluppavano la malattia paralitica. Si tratta di anticorpi che non durano a lungo, poiché dopo i primi mesi di vita diminuiscono gradualmente sino a scomparire. La malattia era nota anche nell’antichità, come
testimonia una stele egizia, ma non raggiungeva proporzioni di tipo epidemico.

Che cosa è accaduto nel ventesimo secolo? Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie ha portato ad un aumento dell’età in cui i bambini incontravano per la prima volta il virus polio, sicché al momento dell’esposizione al virus i bambini non erano più protetti dagli anticorpi materni. Ecco perché nei Paesi occidentali le epidemie di poliomielite sono emerse con così grande violenza proprio nel ventesimo secolo, si sono susseguite sino alla fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, e sono cessate soltanto dopo l’inizio delle campagne di vaccinazione antipolio (De Jesus 2007). ”

 “I dati epidemiologici indicano che in Italia la poliomielite non è scomparsa per il miglioramento delle condizioni igieniche, ma a causa del programma di vaccinazione iniziato nel 1964. A questo proposito,
avrete notato che in alcuni grafici presentati da oppositori delle vaccinazioni, l’introduzione della vaccinazione polio in Italia viene fatta risalire al 1967 per far credere che, al momento dell’introduzione della vaccinazione, questa malattia stesse già scomparendo spontaneamente, a causa del miglioramento delle condizioni igieniche della popolazione. In realtà l’inizio della vaccinazione antipolio risale, come già detto, al 1964: in un anno furono vaccinati 7 milioni di bambini (Assael, 1995).
Solo tre anni più tardi, ossia nel 1967, una legge introdusse l’obbligo della vaccinazione antipolio, ma nel frattempo i bambini vaccinati erano già milioni, ed ecco spiegata la grande diminuzione dell’incidenza della malattia nel periodo 1964-1967: la polio non è scomparsa da sola.” (Sempre da “Vaccinazioni: le domande difficili”)

Questi sono i 3 grafici relativi ai casi di Morbillo, Parotite e Rosolia messi a confronto. In verde il grafico della copertura vaccinale, che subisce un picco intorno agli anni 90 in occasione della disponibilità del vaccino combinato MPR.

E’ evidente il crollo generale dei casi delle 3 malattie (con eccezionali epidemie “regionali” dovute a diminuzione della copertura vaccinale).

Per approfondire rimandiamo ai “Quaderni della Salute: Vaccinazioni, stato dell’arte, falsi miti e prospettive” fonte dei grafici qui pubblicati.

Questo è, invece, un grafico riguardante la mortalità della difterite, diminuita ben prima dell’introduzione del vaccino.

Grafici come questi sono utilizzati dai detrattori delle vaccinazioni per “dimostrare” come il vaccino non sia responsabile del calo dei decessi.

E’ vero. Infatti nel 1892 venne introdotto l’uso dell’antitossina per curare le persone già colpite da difterite.
Solo successivamente si è introdotto il vaccino e sono calati anche i casi di malattia.

Chi utilizza i grafici in questo modo è in totale MALAFEDE.

“Nel periodo precedente all’introduzione del vaccino difterico, l’incidenza della difterite era elevata e la malattia rappresentava una causa importante di morte in età pediatrica.

A partire dal 1892 si è iniziato a curare i malati di difterite con l’antitossina, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Questo fatto spiega la diminuzione delle morti per difterite registrata in vari Paesi tra la fine del 19° secolo e i primi decenni del 20°. Stiamo parlando dell’antitossina, non del vaccino. L’antitossina è un concentrato di anticorpi di origine animale, diretto contro la tossina difterica. Si tratta di anticorpi che non servono per prevenire la malattia, ma per curarla, in quanto neutralizzano la tossina difterica. Il vaccino invece è costituito da anatossina difterica (o tossoide difterico), ossia una variante non tossica della tossina difterica, in grado di far produrre al nostro sistema immunitario anticorpi specifici, che proteggono dalle manifestazioni della malattia.

L’uso dell’antitossina spiega perché i grafici che riportano l’andamento dei decessi dovuti alla difterite mostrano una loro considerevole diminuzione ben prima dell’introduzione della vaccinazione.

Tuttavia quando si parla di malattie prevenibili con una vaccinazione sarebbe estremamente riduttivo considerare soltanto il numero dei decessi. Dobbiamo aver presenti anche le complicazioni: in particolare sono molto severe quelle che colpiscono il cuore (miocardite), il sistema nervoso (paralisi), le vie respiratorie (ostruzione dovuta alla presenza delle pseudomembrane nella faringe). ” (Sempre da “Vaccinazioni: le domande difficili”)

 

Esiste ancora una pagina proveniente dal volantino che circolava nella manifestazione: 

“Quanto è maggiore il rischio di contrarre determinate malattie o gruppi di malattie, nei vaccinati rispetto ai NON vaccinati secondo un attuale studio pilota condotto da alcuni ricercatori del dipartimento di epidemiologia e biostatistica della Jackson State University”
Il Grafico mostra come sia molto più facile contrarre (o meglio, sviluppare) particolari patologie nei neonati vaccinati rispetto ai non vaccinati, andando dalle 2,4 volte di non meglio specificate malattie croniche fino a circa 30 volte di più se si parla di rinite allergica.
Inquietante, allarmante e certamente grave. Ma lo studio è affidabile?

Risposta breve: NO. LO STUDIO NON E’ ASSOLUTAMENTE AFFIDABILE e questi dati non valgono NULLA. In più lo studio è stato ritirato.

Le motivazioni sono ben spiegate in diversi articoli, come quello qui linkato pubblicato su “Scienceblogs” e firmato dal chirurgo David H. Gorski  e del quale vi consigliamo la lettura.

http://scienceblogs.com/insolence/2017/05/08/a-horrendously-bad-vaxedunvaxed-study-rises-from-the-dead-yet-again/

Altro articolo molto completo è questo, pubblicato su Snopes  http://www.snopes.com/2017/05/17/vaccine-study-autism/

Le criticità dello studio in questione riguardano, principalmente, i conflitti di interessi e l’imparzialità, oltre che al modo in cui sono stati raccolti i dati.
Lo studio è stato infatti finanziato da alcune associazioni contrarie alle vaccinazioni e il medico che lo ha condotto, Anthony Mawson è un sostenitore delle tesi di Wakefield (del quale abbiamo già parlato). Per questi motivi lo studio è stato ritirato da ben due riviste che l’avevano, inizialmente, pubblicato.
Altra criticità dello studio riguarda il campione utilizzato e le modalità di indagine.
I “ricercatori” avevano preso contatti con gruppi di genitori che praticavano l’istruzione domiciliare e avevano raccolto i dati tramite un questionario online.
I bambini di quello studio non rappresentavano, evidentemente, uno spaccato “reale” delle condizioni dei giovani del paese e, inoltre, i genitori dedicati all’istruzione domiciliare appaiono più “scettici” riguardo alle vaccinazioni rispetto ai genitori di bambini che frequentano la scuola pubblica (per approfondire, leggere l’articolo pubblicato su Snopes).

Alla fine l’articolo è venuto più lungo e complesso (ma spero anche completo) di quanto pensassi.
Spero di essere riuscito a chiarire qualche dubbio e, soprattutto, a convincere i lettori “scettici” a non fermarsi ai dati presenti su un volantino anonimo, per quanto accattivante e “accondiscendente”, ma di approfondire SEMPRE, di chiedere le fonti ufficiali e soprattutto, di farvele spiegare in maniera completa e chiara. Sempre.

Giacomo Vallarino

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