Recensioni

Geneticamente Modificati – Recensione e intervista all’autore Stefano Bertacchi

Stefano Bertacchi, “Geneticamente modificati”, Hoepli, pp. 144, 12,90 €  (7,99 € ebook).

 

La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni. Ma, ogni qualche centinaio di millenni, l’evoluzione fa un balzo in avanti…

 

Jean Grey (da X-Men 2, diretto da Bryan Singer, 2003).

 

Gli OGM: un acronimo che suscita dubbi, addirittura sospetti e paure. In questo libro, Stefano Bertacchi affronta il problema partendo dalla definizione di “organismo geneticamente modificato”: non solo una spiegazione “tecnica”, ma anche qualche breve appunto sulle leggi che regolamentano le nuove scienze biomediche e sul futuro del genere umano a seguito di scoperte epocali che potrebbero “far parte dell’evoluzione dell’uomo stesso, oppure portarci alla rovina”. Tuttavia, “Geneticamente modificati” non parla solo di OGM: si tratta innanzitutto di “un viaggio nel mondo delle biotecnologie”, dalle nozioni più basilari della biologia fino alle potenzialità delle più moderne tecnologie di ingegneria genetica, nelle grandi industrie come nella vita di tutti i giorni.

Stefano Bertacchi è al suo primo libro: un volume di divulgazione scientifica è una sfida importante, tuttavia pensiamo che l’autore sia riuscito nel suo intento di spiegare cosa siano le biotecnologie. Secondo noi il grande punto di forza di questo libro sono i riferimenti continui al quotidiano, in un dialogo col lettore “da pari a pari” attraverso fantasiosi (e azzeccatissimi) riferimenti alla cultura degli anni Ottanta/Novanta. Un piccolo volume, formato tascabile, che si legge d’un fiato: uno sguardo prezioso su una branca scientifica sterminata e in continua evoluzione.

 

Per voi, una breve intervista all’autore da parte di Zeus!

 

1-Biotecnologie: perché questa scelta lavorativa?

 

In realtà non so esattamente perché io abbia scelto biotecnologie, considerando che al Liceo non avevo mai pensato agli OGM, all’ingegneria genetica o tantomeno ai microrganismi. Originariamente volevo fare zoologia, astronomia o geografia, ma poi evidentemente il programma dell’Università mi ha intrigato. In ogni caso solo al secondo anno di Università ho capito il vero potenziale delle biotecnologie, e sono contento della scelta che ho fatto.

 

2-Perché hai deciso di scrivere un libro di divulgazione scientifica?

 

Innanzitutto perché mi piace affrontare le sfide e mettermi in gioco, e quindi capire se potessi essere in grado di fare una cosa del genere. Poi ovviamente per riuscire a dare il mio punto di vista su questa scienza, cercando allo stesso tempo di renderla più chiara, senza banalizzarla, raccontando anche un po’ di me, in modo da far capire che gli scienziati sono persone comuni e non strani esseri che vivono fuori dal mondo. L’obiettivo primario era scrivere un qualcosa con uno stile non convenzionale, in modo da portare nuove idee e pensieri: spero di esserci riuscito!

 

3-Con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, la divulgazione scientifica ha assunto caratteristiche diverse rispetto a prima: d’altronde, la stessa didattica, con gli anni, si è evoluta, rendendo obsoleta la classica lezione frontale. Tu come ti approcci alla divulgazione scientifica nel quotidiano? Hai un sito, una pagina Facebook, collabori con associazioni ad hoc? Interagisci con gli utenti e, in tal caso, come ti approcci a loro e ai purtroppo inevitabili haters, troll ecc.?

 

Secondo me il modo migliore di fare divulgazione è l’adattarsi alla situazione: il contesto è tutto nel definire lo stile da utilizzare. Sono caporedattore di Italia Unita per la Scienza, che si occupa di scienza sui social, sul sito e organizzando eventi, spesso in collaborazione con altre associazioni. L’approccio deve essere anche in questo caso sempre modulato: a volte si può scherzare, a volte rispondere ai dubbi (talvolta leciti) degli utenti, a volte rispondere per le rime. Dipende sempre da come l’utente in primis approccia il discorso. A me non piacciono i flame quindi non vi partecipo personalmente: per fortuna ho molti collaboratori che mi aiutano a gestire la pagina. Per il resto ho diverse attività, accademiche o meno, che mi permettono di avere a che fare con tante occasioni di divulgazione, dai bambini al grande pubblico.

 

#ZeuSuggerisce

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *